sabato 17 maggio 2008

I problemi della vita



Strana giornata uggiosa, che disturba la pressione sanguigna e anestetizza i denti, come se li avessi stretti per ore. Il tempo si e' mosso fin troppo lentamente tra mille piccole cose: beauty-farm casalinga, pulizie, spese; il micio miagola insoddisfatto o dorme, anche lui vittima della pioggia e delle nuvole basse.

Queste ultime settimane sono volate, mi sembra sempre di non aver abbastanza tempo per me, e quando ne ho sono spesso troppo stanca per approfittarne. Martedi' sara' il mio ultimo giorno di lavoro al British, poi mi tuffero' di buon grado in una nuova avventura professionale. Certamente non avro' modo di annoiarmi, dato che l'estate e' alta stagione per le scuole di italiano, e immagino che di cose da fare ce ne saranno parecchie: faccio bene, mi dico insomma, a oziare in modo cosi' palese finche' si puo', anche se poi mi rendo conto che il "dolce" far niente a volte mi lascia un po' insoddisfatta e vuota. Dev'essere, mi dico allora, il retaggio dell'idea che si debba sempre essere attivi, produttivi, veloci, e mi torna in mente ancora la stessa strofa del caro Ferretti, ovvero "non studio, non lavoro, non guardo la tv ecc.", e decido di eleggerla come testamento spirituale di questi giorni anonimi ma comunque necessari.

Ho letto da qualche parte che al festival di Cannes hanno presentato il film tratto da Cecita', e non vedo l'ora che esca nelle sale per andarlo a vedere. Nel frattempo continuo la lettura del suo seguito, Lucidita', che pero' mi entusiasma meno; non so perche', ma in questo momento -mentre stavo scrivendo questa frase- mi e' venuto in mente che camminando a Milano ho sentito un bambino 8che avra' avuto si' e no 8 anni) dire a un amico vicino a lui: "Eh, dai, fossero questi i problemi della vita", e ho pensato che a qualunque cosa si riferisse, doveva sicuramente aver ragione. Chissa' cosa c'entra con Saramago...mah, magari in effetti avra' a che fare con la lucidita', la cecita', la lentezza, la noia, il tempo che passa o la pioggia. Fossero questi i problemi della vita.

La luce fuori e' bella, sembra un pezzo di autunno incastonato in questo mese di maggio: la sera e' arrivata in fretta, come sempre si dice dopo una giornata in cui ci si annoia.
Le foto: gatti a caprile (bored and sleepy) e noi a Londra (sleepless and wild, settembre 2007)

domenica 4 maggio 2008

Calabria-Roma-Primo maggio






Il solito post scarno, anche se la giornata si e' consumata in un tipico e sometimes salutare ozio; la voglia di scrivere pero' mi manca, nonostante le molte cose successe in questo periodo: un weekend semilavorativo in una Calabria estiva, silenziosa e assonnata, il fantastico matrimonio di Alessia e Hiroaki in una bellissima Roma, amarcord assicurato nel rivedere amici ed ex-colleghi della mia avventura giapponese, e il ponte ozioso del primo maggio, passato al parco della Vernavola con Gilda dei Vagabondi, Lele, Robi e affini pavesi. E poi tre giorni tra un altro (!) matrimonio multietnico (Silvia e Maoz) e momenti molli e lenti a Broni, con Vanessa nel suo bel cortile assolato, con vista sui tetti, o a casa, come oggi, in tipico svacco domenicale .

Pubblico volentieri qualche foto, che spero suppliscano all'assenza di parole. Intanto delizio i lettori anche con una bella novita': un nuovo lavoro come direttrice didattica in una scuola di italiano, con un contratto vero, fisso e udite udite indeterminato (rarita' di questi tempi, pare: dite che va messo con la lettera maiuscola???), nel mio settore, che oltre a un lavoro e' anche e soprattutto una passione. Attendo la prossima manifestazione dell'invidia degli dèi, sperando che tardi il piu' possibile...

martedì 15 aprile 2008

Pioggia, sole, pioggia e ancora primavera



In "Breve saggio sulla lucidità", Saramago ci racconta di che cosa succederebbe se tutti, di punto in bianco, decidessero di astenersi dal voto...non so nemmeno perche' inizi cosi' questo post, dato che del risultato delle recenti elezioni non mi importa molto, e col nichiliso tipico dell'italiano medio tenderei a dire "me ne frego", senonche' l'espressione resta un po' troppo legata ad altre memorie...ecco, "francamente, me ne infischio", di piu' holliwoodiana memoria, mi pare piu' azzeccato e certo piu' cinematografico.

Dall'ultimo post sono successe mille cose, piccole, grandi, rivoluzionarie o semplicemente normali, che messe tutte in fila contribuiscono a creare quella fila di fiammelle che il nostro prof. usava per spiegarci la teoria dell'illusione della realt' in senso buddhista: ogni fiammella rappresenta un attimo, che e' vero ed esiste solo in se stesso, ma tante messe in fila danno l'illusione di una linea di fuoco, di un procedere che invece altro non e' se non un tratteggio punteggiato di istanti che sembrano tempo. Divago, perche' un po' i miei ricordi sono fatti cosi', e non saprei mettere in ordine le cose accadute, le persone viste, i "pensieri pensati" di questi giorni. A caso: Silviuta, Sergio, Morgan e Fabio in visita a Broni, una notte a Pisa in un monastero del trecento che ora e' un albergo, con la luna piena e la colazione nel chiostro, e poi un intrepido interpretariato a contrattare di ceramiche funerarie (allegria!), grandi cose che accadono ad altri e che non posso scrivere (scaramanzia!), levatacce tra tanti impegni, nuove opportunita' presunte che si accavallano a pensieri e idee che le accompagnano.

Le foto: Hotel Santa Croce in Fossabanda, Pisa.

giovedì 27 marzo 2008

Omedetou!




Oggi il matrimonio di Sayaka e Stefano, dopo un mese lungo, impegnato, senza neanche un momento per scrivere: visti Silviuta e Sergio, lavorato e girato per interpretariati vari, passato una Pasqua innevata e aperto stasera l'uovo di cioccolato, dopo aver fatto da testimone al mio primo matrimonio civile.

Auguri!

domenica 24 febbraio 2008

Astrakan


Due post al mese, mi sembra di essermi ormai assestata su questa magra media. Come dicevo prima mancano eventi, vivere qui mi fa raccontare piccole cose a cui tutti sono abituati, nulla di interessante o esotico per chi si prende la briga di leggere, insomma; e' il febbraio di un anno bisestile, e si e' lasciato dietro il sessantesimo compleanno di mia madre, passato in un bellissimo ristorante sulle colline, il carnevale, che non ho neanche visto, il ritorno di Silvia, che non ho ancora avuto tempo di andare a trovare, insieme alle solite belle ma rare serate in compagnia: le giornate passano a Milano, tra le brutture e i colli di pelliccia di tutti quelli che si definiscono persone "per bene", che non si accorgono nemmeno dell'orrore che si cuciono sul cappuccio del loro bel parka made in China. Li guardo e non riesco a capire, il mondo gira storto e nessuno pare farci caso. Io mi vergogno profondamente della miseria della condizione in cui purtroppo al momento versiamo tutti, dai violini scordati di rumeni senza casa ne' identita' sui metro ai venditori di rose del Bangladesh, agli studenti e ai pendolari con lo zaino, stravolti dopo una giornata come mille altre, e poi la donna delle pulizie dell'autostazione di Pavia che si trascina dietro il secchio del mocio ogni sera, facendo rumore e osservando noi come se ci vedesse per la prima volta, come ombre senza faccia in un buio nebbioso e freddo, col termostato che segna +11 e l'aria fredda che lo smentisce. E tutti, dico tutti, hanno un cane, un gatto o un visone addosso, o lo sognano come fosse una corazza indispensabile, manco fossimo in Antartide: li vedo e sento una mano che mi stringe la gola, un profondo disgusto di dover mio malgrado far parte di tanto bieco squallore. E' da un po' che voglio scrivere questo post, e poi la stanchezza prende il sopravvento e la sera faccio anch'io come gli altri, spengo il cervello o lo metto in stand-by, e a mettermi al computer proprio non ce la faccio. E allora quando trovo il tempo escono pensieri forti, li vomito fuori proprio perche' sono stati troppo tempo li', a covare e rimuginare: in questo momento rivedo una ragazza giovane con un bel cappottino di Astrakan (agnello da pelliccia che viene estratto vivo dal ventre della madre gravida)...la conosco, molti anni fa abbiamo pure fatto una vacanza insieme. Passa col suo passeggino, dentro c'e' suo figlio: mi cammina accanto senza vedermi, come quasi tutti quelli che conoscevo prima di andarmene da qui, e che nemmeno sanno piu' chi sono (e allora perche' io mi ricordo della loro faccia?), e io penso all'altro figlio, all'agnello; mi chiedo come, perche', da dove e verso dove si muova questo delirio di onnipotenza, questa oscena indifferenza dei cosiddetti "umani".
L'immagine: dalla serie Adolf and his dog, di Lorenzo Tomasi, ex-collega, amico, artista e soprattutto al momento con le chiappe in Thailandia. Si initola "Adolf pret-a-porter". It says it all. Grande Loto!

sabato 2 febbraio 2008

Catena minimalista



Sono le due di notte della prima domenica di febbraio. Non chiedetemi dove sia finito gennaio, perche' davvero non saprei dirlo.
e siccome ci sentivamo "in tema", siamo tornate a casa ascoltando "Run to you" alla radio, canticchiando ferme al semaforo rosso. Purtroppo nemmeno il bellissimo per acclamazione (e qui chi ha studiato in Dilit o usa Volare sa benissimo di chi sto parlando) valeva i soldi del biglietto; a mia discolpa va detto che il film non l'ho scelto io, e meno male...ma e' bello ritrovarsi a guidare e a chiacchierare, tornare a casa e accarezzare il gatto che si rotola e ronfa come se non mi vedesse da un anno, poter accedere seppur con qualche difficolta' ad internet grazie ad una magica anche se zoppicante chiavetta-modem, leggere le e-mail e scoprire che Raphaele si sposa a guigno e ci ha invitati in Francia per una sorta di reunion con la Ningbo-crowd, una piccola serie di cose semplici che riempiono la giornata.
Carlo e' stato qui ieri notte, Maggie lo scorso martedi', e ci ha portato una notevole scorta di medicine per il micio, insieme a dolcetti taiwanesi ed a tutti i ricordi di Taipei; nel fine settimana siamo stati a Castiglione delle Stiviere, da Giovanni rientrato definitvamente da Taiwan, e abbiamo incontrato anche altri amici, pranzato in un ristorante bellissimo e visto un tramonto intenso e irreale sul Garda, a Sirmione e Desenzano, coi suoi bambini che si mangiavano felici il gelato nonostante i cinque gradi e il vento che soffiava freddo freddo dal lago.
Mi chiedono tutti come sto, com'e' viaggiare tra Broni e Milano, ritrovarsi a casa dopo tanto tempo, e mi accorgo che sto cominciano a ricarburare, ad annusare l'aria di casa senza sentirla strana, a rispondere alle telefonate degli amici come fosse una cosa normale, invece che un evento da segnare in rosso sull'agendina. Certo ci si chiede quanto possa durare, ma nel frattempo quando non mi mangio le unghie pensando con insistenza a un domani di cui non riesco ad immaginare la tinta (anzi, l'unghia in effetti, solo una, che incerotto senza grandi risultati per trovare rimedio alla forma di Grand-Canyon che ha ormai assunto), mi godo ogni attimo ed ogni piu' insignificante dettaglio del tempo che passa: la luce che cambia sulla strada, le facce di chi conosco e invece non mi riconosce, le scritte sui pilastri dell'autostazione, che conosco a memoria e mi fanno sorridere, i rumori e le facce di tutto cio' che mi ruota attorno, le storie degli altri, che si incrociano alla mia da anni o semplicemente la sfiorano in infinitesimali milionesimi d'ossigeno di quell'aria che tutti inspiriamo ed espiriamo sotto lo stesso cielo globale.

Le foto: luce onirica del tramonto sul lago di Garda, e io e Julian nella bella casa di Giovanni a Castiglione, tra soffitti affrescati, vecchi sifoni con scaldavivande, giocattoli e videogame.

giovedì 10 gennaio 2008

Nuovo anno





Primo post del 2008, feste finite e neve ritardataria ormai sciolta; sono tornata alla solita routine, che e' ormai da considerarsi tale visto che sono qui da qualche mese: lezioni, qualche serata in compagnia, un capodanno trascorso con lentezza, Are che dorme sul divano.

Solo qualche riga stasera, mi manca "l'ispirazione", o forse solo gli eventi.

Quattro belle foto che mi arrivano da Lucia e Ray, due amici coraggiosi che hanno lasciato la loro citta', Taipei, per trasferirsi a Lijiang, nel sud-ovest della Cina, e aprire un ostello. Si sono traferiti con i loro tre labrador, le tartarughe e i due conigli; le ho aperte (le foto, non le tartarughe!) ed e' stato come quella famosa madleine: i miei tre viaggi nello Yunnan, le ore in treno, i ristoranti a meta' tra l'hippy e il profondamente cinese, le montagne e i fiori anche d'inverno. Una provincia fatta di backpackers, un po' fuori dal tempo, di natura selvaggia e magica.