Di nuovo, ho pianto davanti alle immagini di greenhill. Sequestrato. Evviva. Giorno bellissimo, scrive un'amica. Lo è. Devono chiuderlo, e chi ci lavora per me deve andare in galera e devono buttar via la chiave. Qualche idiota nei commenti dei post precedenti dovrebbe fare la stessa fine. Non mi preoccupo nemmeno di cancellare. Resti pure lì a far da monito alla stupidità di chi non vale nemmeno l'aria che respira. Li facciano su di loro gli esperimenti.
E poi proud, moltissimo. Finalmente, naturalmente, liberamente: I am a vegan.
mercoledì 18 luglio 2012
domenica 3 giugno 2012
CHI CI VUOLE ADOTTARE?
Ecco tre vere meraviglie. Cercano casa e sono la cosa più dolce del mondo. Se vi interessa, scrivetemi a simona_aguzzi@yahoo.com o chiamatemi 3334774431
martedì 1 maggio 2012
La vita, strano a dirsi...
Certo, è una sola. Non saprei trovare citazione più appropriata che la fine di questa linea dei CCCP per definire questo primo maggio.
Lo sbriciolarsi di questa giornata, delle altre, biscotti vecchi dimenticati nella foga del tempo. Automatismi refrattari a modifiche, seppur parziali. Giorni liberi attesi per dormire, niente pic-nic, preoccupata dai disturbi ossessivo-compulsivi del gatto. Osservo topini di pelouche e tiragraffi e mi chiedo dove abbia sbagliato, cosa avrei potuto fare e ho, ancora, semplicemente scordato, rimandato. Forse, probabilmente, nulla. E ancora, probabilmente, passerà. Si scorderà di rincorrersi la coda che si muove, e si inventerà qualche altra piccola grande mania, come qualunque essere senziente che vuole salvarsi dall'inedia. Speriamo.
Ho pianto, davanti ai beagle sottratti all'orrore di greenhill. Per il coraggio e la forza di chi lo ha fatto, per non essere stata lì con loro, coraggio mancato, tempo inesistente, specchio in cui voler riconoscersi, comunque. Per non dimenticare mai chi siamo e cosa importa.
E con una citazione ho iniziato, con alcune termino. Vorrei anch'io essere migliore.
Il vegetarianesimo non è una scelta.
La scelta termina dove inizia la vita di un altro.
Uccidere un essere vivente non è una scelta, è un assassinio.
Lo sbriciolarsi di questa giornata, delle altre, biscotti vecchi dimenticati nella foga del tempo. Automatismi refrattari a modifiche, seppur parziali. Giorni liberi attesi per dormire, niente pic-nic, preoccupata dai disturbi ossessivo-compulsivi del gatto. Osservo topini di pelouche e tiragraffi e mi chiedo dove abbia sbagliato, cosa avrei potuto fare e ho, ancora, semplicemente scordato, rimandato. Forse, probabilmente, nulla. E ancora, probabilmente, passerà. Si scorderà di rincorrersi la coda che si muove, e si inventerà qualche altra piccola grande mania, come qualunque essere senziente che vuole salvarsi dall'inedia. Speriamo. E con una citazione ho iniziato, con alcune termino. Vorrei anch'io essere migliore.
Il vegetarianesimo non è una scelta.
La scelta termina dove inizia la vita di un altro.
Uccidere un essere vivente non è una scelta, è un assassinio.
Noi dovremmo essere capaci di rifiutarci di vivere se il prezzo del nostro vivere fosse la tortura di esseri senzienti.
- Mahatma Gandhi
- Mahatma Gandhi
Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni.
- Albert Einstein
- Albert Einstein
domenica 26 febbraio 2012
Encore Angkor
Mi accorgo dei mesi che passano dalle date dei post. Non che non ci fosse niente da dire, anzi. Ma sono pigra, lo sono sempre stata. Tu che ti svegli alle 5, direte...eh sì, io, che mi sveglio alle 5 e nelle domeniche di sole, come questa, mi rinchiudo in casa con le tapparella a mezz'asta, scappo da tutto e da tutti in cerca di isolato refrigerio mentale.
Mi mette di buon umore il mio gatto pazzo, oggi, che non ha smesso di ronfare da stamattina, contento forse per il bel tempo dopo il gelo intenso degli ultimi tempi. Anche i miei tubi si sono gelati, e passare giorni interi senz'acqua a lavarsi con la Guizza gasata non è bello, anche se un po' fa ridere...sì, fa ridere ora che è passata, come tutti i piccoli tragicomici drammi della vita.
Rivedo i giorni indietro in una sorta di serie di istantanee, alcune più nitide, altre sfocate: volti strazianti incrociati per caso tra i binari, bellissimi lastroni di laminato chiaro (mai nemmeno lontanamente immaginato che un pavimento potesse rendere felici), studenti assonnati del lunedì, pigiama in ciniglia con micia dormiente, Angkor a dicembre, le vacanze di Natale ormai finite in Cambogia, altra meta irrinunciabile della mia personalissima check-list.
Eh già, Angor Wat, proprio lei, la città degli Dei e delle Apsara, i templi dagli immensi volti di pietra che nell' immaginario mio e di Cri si scompongono, di notte, quando i giganti si alzano e sgranchiscono le gambe, stanchi di stare in posa da secoli per i turisti. Bayon: da lontano un cumulo di sassi, ma da dentro una folla di volti identici, immensi, gelidi, enigmatici; Ta Prohm, radici ed alberi si intersecano come in una foresta incantata; oltre ai templi, però, la povertà estrema di chi vive con niente, a cui non si può abituarsi.
E poi un trekking nella giungla che mi ha fatto capire che posso fare cose che non immaginavo, e viaggi in bus tra storpi e monaci scalzi con la ciotola delle offerte, a ricordarmi il Buddhismo dell'università, che altrove si sono scordati...non riesco nemmeno a immaginare un senso alla mia vita senza l'idea del viaggio, l'adrenalina dello zaino in spalla, la magia dei luoghi. Demone indubbiamente, che si radica in testa e non se ne andrà mai, alla ricerca di un Nessun Luogo perfetto che sappiamo già non esistere se non nella strada stessa che porta Ovunque.
E intanto ecco i primi assaggi di primavera, i cortili aperti che riprendono vita, il mio tedesco che lentamente affiora nelle prime frasi sensate, i nostri nuovi progetti gelosamente custoditi in una piccola scatola di 38 metri.
lunedì 5 dicembre 2011
Subordinate e isobare
Lunedì sera. Il blog. Lo apro e ritrovo un'estate passata senza post, un autunno di nebbia, i primi freddi, tutto rigorosamente senza parole.
Minorca e la sua pioggia d'agosto a rovinar le vacanze. I gatti che crescono e si rompono zampe a cader dal balcone, condenso, esprimo, seccamente solo subordinate e nessuna principale, così è la vita in fondo...corso di tedesco a riempire il sabato, progetti a distanza rimandati per il poco tempo, la Cambogia di dicembre che aspetta me e Cri tra milllantati scioperi, la magia di Angkor che si avvicina, una lampada di Kitty coi suoi colori magici a far da contorno a un compleanno Marreel nel bianco, un libro intenso di Uwe Timm su come possa essere platonica e piena di coraggio una donna d'altri albori, un'isobara...
Nuovi impegni al lavoro, nuove pagine da scrivere ma solo in testa, le mani sulla tastiera solo in Skype, la sera. Il sonno che cuoce, la terapia di una sbronza di Vale N., il Ponte della Becca ancora chiuso a noi quattro stronzi.
Minorca e la sua pioggia d'agosto a rovinar le vacanze. I gatti che crescono e si rompono zampe a cader dal balcone, condenso, esprimo, seccamente solo subordinate e nessuna principale, così è la vita in fondo...corso di tedesco a riempire il sabato, progetti a distanza rimandati per il poco tempo, la Cambogia di dicembre che aspetta me e Cri tra milllantati scioperi, la magia di Angkor che si avvicina, una lampada di Kitty coi suoi colori magici a far da contorno a un compleanno Marreel nel bianco, un libro intenso di Uwe Timm su come possa essere platonica e piena di coraggio una donna d'altri albori, un'isobara...
Nuovi impegni al lavoro, nuove pagine da scrivere ma solo in testa, le mani sulla tastiera solo in Skype, la sera. Il sonno che cuoce, la terapia di una sbronza di Vale N., il Ponte della Becca ancora chiuso a noi quattro stronzi.
domenica 19 giugno 2011
Cocci e punti
Una mosca, e Micia che trilla e la rincorre speranzosa. Prima o poi la prenderà, sacrificando le preziose ore di sonno pomeridiano. Già me la vedo, stasera, con gli occhi a mezzaluna e il sonno di gatto piccolo, stanco, accaldato, coccoloso e col respiro sottile.
Mi accorgo di mancare dal blog, e mi ritovo come sempre, di domenica, a meditare sui cocci della giornata, che si ammonticchiano su quelli di tutte le altre. La solita domenica insomma, che passa tra sole, foglie e incombenze rimandate; la solita estate, un ricordo montaliano di un muro e dei suoi vetri, messi lì solo a ferire ignari e stupidi piccioni...come quelli che tubano e svolazzano qui di fronte, e che per fortuna disertano il mio terrazzo senza vasi né piante, con le ringhiere abbrustolite.
Ci sono tanti piccoli eventi, certo di scarso interesse per chi legge: un pranzo a Caprile alla fine di maggio, una gita con Cri in un Trentino verdissimo, tra cervi e ruscelli a manovella, l'inaspettato che giunge dalla vita degli altri, con nuovi bimbi in arrivo nel sole di agosto...e poi la quotidianità dei tanti impegni che costringono a concentrarsi senza sfarfallare altrove, i soliti orari assurdi che permettono di viver poco o nulla al di fuori della giornata di lavoro, la costante, perenne dieta contro il solito maledetto fungo. Quanto ho imparato in questi mesi: si pensa di essere, talvolta, tristi, perché qualcosa in noi non va, perché siamo fatti strani e mai contenti, e invece si scava un po' e salta fuori che un organismo alberga in noi e a tratti ci sovrasta, ci prende tutto, modifica il concetto che abbiamo di noi stessi amplificando e ingigantendo rovinosamente ogni più piccola paranoia. Già il fatto di saperlo, ora, mi permette di viverlo diversamente, di combattere con qualche arma in più, pur con lo stress crescente di un piccolo male che non passa, e che forse poi tanto piccolo non è...combattivi, certo, ma poi uno si guarda allo specchio e si vede invecchiato, ogni giorno un po' diverso, a volte sembra che ogni manciata di secondi che ci gettiamo alle spalle segni la sua piccola linea negli incavi di chi siamo, con quella assurda paura come di aver scordato una cosa importantissima, di essersi persi un punto saliente, di aver calcolato tempi e modi approssimativamente. Immagino che sia di tutti questa emozione, questo senso del tempo che passa, la paura di esserci troppo poco, per se stessi e per chi ci accompagna: non credo ci si possa far molto, a meno che non si inizi a sperare in una massiccia semplificazione dell'anima.
Venerdì volo a Belgrado, io e mia madre faccimao una cosa insieme dopo tanto tempo: una festa in puro stile balcanico, un matrimonio coi vetri rotti (ancora cocci) sul pavimento e le fisarmoniche, e alla fine di luglio dieci giorni di mare con Cri, tra calette e baie, a zonzo in auto tra i villaggi di Minorca. Serve staccare la spina, anche solo per poco. Collegarsi ad un'altra rete. Vivere, in un altro punto del globo, un altro minuscolo punto di vita, uno dei tanti, tantissimi possibili, a scontrarsi coi mille noi che li osservano.
Mi accorgo di mancare dal blog, e mi ritovo come sempre, di domenica, a meditare sui cocci della giornata, che si ammonticchiano su quelli di tutte le altre. La solita domenica insomma, che passa tra sole, foglie e incombenze rimandate; la solita estate, un ricordo montaliano di un muro e dei suoi vetri, messi lì solo a ferire ignari e stupidi piccioni...come quelli che tubano e svolazzano qui di fronte, e che per fortuna disertano il mio terrazzo senza vasi né piante, con le ringhiere abbrustolite.
Ci sono tanti piccoli eventi, certo di scarso interesse per chi legge: un pranzo a Caprile alla fine di maggio, una gita con Cri in un Trentino verdissimo, tra cervi e ruscelli a manovella, l'inaspettato che giunge dalla vita degli altri, con nuovi bimbi in arrivo nel sole di agosto...e poi la quotidianità dei tanti impegni che costringono a concentrarsi senza sfarfallare altrove, i soliti orari assurdi che permettono di viver poco o nulla al di fuori della giornata di lavoro, la costante, perenne dieta contro il solito maledetto fungo. Quanto ho imparato in questi mesi: si pensa di essere, talvolta, tristi, perché qualcosa in noi non va, perché siamo fatti strani e mai contenti, e invece si scava un po' e salta fuori che un organismo alberga in noi e a tratti ci sovrasta, ci prende tutto, modifica il concetto che abbiamo di noi stessi amplificando e ingigantendo rovinosamente ogni più piccola paranoia. Già il fatto di saperlo, ora, mi permette di viverlo diversamente, di combattere con qualche arma in più, pur con lo stress crescente di un piccolo male che non passa, e che forse poi tanto piccolo non è...combattivi, certo, ma poi uno si guarda allo specchio e si vede invecchiato, ogni giorno un po' diverso, a volte sembra che ogni manciata di secondi che ci gettiamo alle spalle segni la sua piccola linea negli incavi di chi siamo, con quella assurda paura come di aver scordato una cosa importantissima, di essersi persi un punto saliente, di aver calcolato tempi e modi approssimativamente. Immagino che sia di tutti questa emozione, questo senso del tempo che passa, la paura di esserci troppo poco, per se stessi e per chi ci accompagna: non credo ci si possa far molto, a meno che non si inizi a sperare in una massiccia semplificazione dell'anima.
Venerdì volo a Belgrado, io e mia madre faccimao una cosa insieme dopo tanto tempo: una festa in puro stile balcanico, un matrimonio coi vetri rotti (ancora cocci) sul pavimento e le fisarmoniche, e alla fine di luglio dieci giorni di mare con Cri, tra calette e baie, a zonzo in auto tra i villaggi di Minorca. Serve staccare la spina, anche solo per poco. Collegarsi ad un'altra rete. Vivere, in un altro punto del globo, un altro minuscolo punto di vita, uno dei tanti, tantissimi possibili, a scontrarsi coi mille noi che li osservano.
domenica 24 aprile 2011
Sorpresa...


Ines Rosa Marreel, nuovo acquisto del team Marreel-Maggi. Non so, non riesco a pensare cosa significhi affacciarsi alla vita ora, nel 2011. Mi accontento di osservarla, insieme al sorriso di Sofia.
Io mi crogiolo intanto in questi tre giorni di nulla, intensi di ozio e sole e gatti dormienti e lamentosi; risorgerò, forse, martedì mattina.
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