domenica 24 aprile 2011

Sorpresa...






Ines Rosa Marreel, nuovo acquisto del team Marreel-Maggi. Non so, non riesco a pensare cosa significhi affacciarsi alla vita ora, nel 2011. Mi accontento di osservarla, insieme al sorriso di Sofia.

Io mi crogiolo intanto in questi tre giorni di nulla, intensi di ozio e sole e gatti dormienti e lamentosi; risorgerò, forse, martedì mattina.

domenica 17 aprile 2011

Vengo anch'io!


Cosa c'è di più bello e dolce di un gatto, una micia che dorme in valigia, pronta a partire?


"Prendono, meditano, i nobili atteggiamenti delle grandi sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano addormentarsi in un sogno senza fine" (Baudelaire)

martedì 1 marzo 2011

Ciò che succede

Piccole partenze, così definirei quelle verso luoghi già visti, dove il bello dell'ignoto, dell'aspettarsi qualcosa senza davvero conoscere posti e gente, viene in qualche modo meno, sostituito da una sorta di déja-vu senza troppe nostalgie, quasi metodico e banale. Se ci si va per un lavoro, poi, si sa già dal principio che non ci sarà tempo per fronzolare (neologismo, credo, che rende l'idea), ma ci si dovrà limitare all'essenziale: andare, negoziare macchinari, prezzi, cenare in qualche upmarket restaurant di poco carattere, senza vivere il viaggio. In fondo, però, va bene lo stesso, è una scusa per staccare un po' dalla pioggia, dal freddo, dal grigio incombente che non se ne va: il mese della primavera ci ha lasciato solo presagire il bello del sole e del cielo azzurro, e per ora non si decide a virare verso giorni più miti e leggeri. Chissà se l'Asia saprà darmi un po' di tropici umidi...E intanto stasera arrivano le Amiche, a festeggiare il compleanno di Sam con la sua seconda pancia, e io di nuovo mi sento un po' zia e un po' sorella, un po' compagna di baldorie e un po' convoglio di emozioni, così dev'essere credo, quando ci si conosce da così tanto tempo e con tale intensa profondità.
Ripenso alle facce della Gilda di sabato sera, allo sconforto di aver perso qualcuno, di nuovo, di così vicino, alle note campionate di De André e Capossela a far da tramite tra noi e ciò che fatichiamo a capire. Penso al distacco forzato, all'ironia di chi crede davvero che la morte abbia un significato, dopotutto, e mi vien da dire che sono dei poveri idioti, senza offesa...a parte il solenne insegnamento che nulla è eterno, che si deve imparare a vivere anche "senza" ciò che pareva scontato, non vedo altre magie nella biologica, ma spesso forzata, fine della vita.
L'ha detto anche Luca, nel suo discorso rotto ma fortissimo di sabato mattina: la vita è un sogno. Voleva dire, credo, che è bello esserci, ma che è qualcosa di irreale, di fragile, di metafisico. Il risveglio invece, tutt'altra cosa. "Il risveglio dal sogno/ forse uccide/ mai tradisce", dice una canzone.
Un piccolo cane, bianco e rosso, steso in mezzo alla strada, falciato da qualcuno che non ha ritenuto opportuno nemmeno fermarsi, che pareva dormire con le zampe sul muso, come un bambino. Come si fa a non piangere silenziosi? Non è solo mera analogia, è dolore vero e proprio per chiunque non volesse andarsene, non così, non per crudeltà e fretta.
Ci si rintana allora in ciò che di reale, tangibile esiste: nella presenza di parole, messaggi, in mille negoziazioni per comprendersi, nella lontananza che tale non sembra, in Cri vicino nonostante i chilometri, nel modo intenso in cui riesco a tenere i piedi per terra grazie a qualcuno che mi fa da zavorra, che semplicemente mi dice "succede". Lo so, hai ragione, succede. E' semplice, così banale, così vero: succede. So anche che mi proteggerai.

domenica 9 gennaio 2011

Indocina











Resta poco dell'antico colonialismo francese oltre ai fatiscenti e meravigliosi palazzi del quartiere vecchio di Hanoi, col suo brulicare intenso di sccoter, mercati, botteghe, un andirivieni di gente che si fa onda cinetica di suoni, odori e tinte ocra e rosse; dei cinesi invece si vedono tracce profonde nel cibo, nei volti, in antichi edifici restaurati o ricostruiti. La guerra, al contrario, ha lasciato solchi ben più chiari e recenti nell'anima e nel corpo della gente, povera ma sorridente, gentile, ostinata e caparbia come i suoi bufali d'acqua.




Un'Asia dimenticata, il Vietnam: si vedono ancora le risaie e i cappelli di paglia, le capanne di bambù, le onnipresenti barche di un popolo che vive sull'acqua lungo lo stisciare melmoso dei suoi fiumi caffelatte, tra i sacchetti di plastica di quest'era e gli aratri di legno di un'altra, qui ormai perduta: sarebbe come descrivere ciò che si vede in un caleidoscopio, a voler parlare di ciò che è oggi l'Indocina...una volta focalizzato il colore, si è già passati all'immagine successiva, senza aver tempo di trovare le parole per dire né una, né l'altra.




Un popolo giovanissimo, fatto di figli e non di padri, tenace e fresco, occupato in mille traffici quotidiani sotto l'occhio vigile e un po' pacchiano di mille Ho Chi Min per turisti.




Quindici giorni in viaggio, zaino in spalla, staccando completamente la testa e immergendo il cuore in un'altra vita, in un mondo lontano. Ed ora di nuovo nella nebbiosa Padania, umida e fredda, coi gatti che si abbracciano sul divano e un anno asimmetrico, 2011, che inizia senza neve.




lunedì 15 novembre 2010

Mici...ancora mici. Aiuto.




Ecco il mio appello:




Dolcissimi gattini selvatici nati in campagna cercano casa, amore, cure, affetto e pazienza. Hanno davvero bisogno di qualcuno che li accolga.


Per info contattare Simona:

simona_aguzzi@yahoo.com

333-4774431 dopo le 20:00

lunedì 25 ottobre 2010

La quasi buddhita'

Pioggia fredda e prove generali d'inverno, attesa e gocce che scorrono rumorose sui vetri, le auto, le cose e le case, lavando quella malinconia che avvolge tutto in un lucido teatro di spettatori ingobbiti in giacche troppo leggere, non ancora rassegnati al maltempo, in totale ma blando autoconvincimento. Lunga notte di poco sonno, residui di pranzo che col loro saliscendi non mi han fatto dormire, gatti in slow-motion che miagolano per nulla, o forse semplicemente si lamentano, come spesso faccio anch'io, per quel buco invisibile in cui si cade senza saper rialzarsi, giorni ed ore senza topi da rincorrere, in una pacata favola quotidiana che coccola, graffia, invariabilmente ritorna.
Penso, mentre aspetto, a tutti i piccoli e grandi traguardi altrui, al dolore lacerante di chi perde e sa di non poter ritrovare, all'incertezza paralizzante che accompagna le ore, il tempo, al sonno cadenzato dei pendolari, alla ricerca, al senso e alla fragilita' del mondo sotto l'acqua...E mi sento finalmente immmune, bene, guarita come quando viaggio in treno e guardo il mondo per ore, osservo la vita degli altri senza compiacimento, senza domande sulla loro o, peggio, sulla mia, dall'alto di una quasi buddhita' che affermo senza falsa modestia, e che ho conquistato senza davvero cercarla.
Prendo cio' che arriva, fosse anche semplicemente pioggia.

domenica 3 ottobre 2010

Genio


Wow...da luglio che non ci sono, non scrivo, troppo presa dalle mille cose dell'estate, dai miei nuovi meravigliosi gatti, scampati un po' per fortuna e un po' per costanza al destino crudele che invece non ha risparmiato gli altri, spariti nel nulla, falciati da un'influenza assassina.

Ma i miei ci sono, eccome: dopo tanto lavoro e tanti sforzi, 2 mesi passati nascosti sotto il divano guardinghi, a fuggire ad ogni sospiro, oggi sono qui, sornioni e coccolosi come qualunque altro membro casalingo della specie felina; non aspettano altro che le coccole del mio rientro, le fusa serali appallottolati uno sull'altro sul letto. Viene spontaneo dirsi che li avrei voluti salvare tutti, ci abbiamo provato, ma loro testardi se ne andavano di corsa, per poi non tornare più.

Micio Rosso e Micia, il Genio, che si intromette nelle conversazioni serali in Skype a far scoprire a me e a Cri come pigiando su 3 tasti contemporaneamente appaia un micetto che zampetta proprio lì, in video, a dimostrazione che è senz'altro un gatto quello che cammina sulla tastiera, con le sue cose da dire e i suoi miagolii da scrivere.

Di cose da raccontare come sempre ce ne sarebbero molte: una soleggiata settimana d'agosto a Santorini, tra case bianche a strapiombo su roccioni lavici, orde di turisti e il silenzio assoluto di Ancient Thira, il vento che ti trascina e i tramonti muti e viola di una terrazza col suo vino e il vulcano, gli occhi blu elettrico e il mare, non so cosa guardare...il tempo passa veloce, e invece qui è già autunno, l'odore dei graspi, i trattori, le mosche, l'ennesima influenza debilitante dopo il tanto male di quest'anno, che mi ha indebolita e lacerata e resa forte al contempo, come tutte le cose che succedono: fanno male ma ci cromano la corazza di zinco, indispensabile complemento a sopportare le malefatte di dio.

Il Vangelo secondo Gesù Cristo è la mia lettura del momento, a spizzichi e bocconi dato l'impegno che necessita. La penna di Saramago è sempre di una violenza beffarda, tanto più quando discute di religione, di ineluttabilità, di sogni che scelgono le loro vittime, in quanto a noi umani è preclusa la possibilità di esserne padroni e fautori.

Ed eccomi qui, di nuovo, a contare i giorni che mi separano da un rientro atteso, da momenti finalmente condivisi, a riempire un vuoto che sento a volte lacerare la pelle per la sua assiduità: una sorta di ciclo sonno-veglia, in cui si dorme malvolentieri e si attende con ansia il mattino, il risveglio, il caffé, le cose che il giorno porta con sé.

Tra un mese o poco più scocca la trentacinquesima ora, il Mezzo; il nuovo anno sarà invece stavolta nel profondo, verde Vietnam, un luogo che sembra la storia di noi uomini, col suo sangue, la sua pazienza, i deliri e la quiete, il riso e il fango.
La foto: il Genio e Simo, dalla Webcam di Hassi. Grazie bb!