domenica 9 gennaio 2011

Indocina











Resta poco dell'antico colonialismo francese oltre ai fatiscenti e meravigliosi palazzi del quartiere vecchio di Hanoi, col suo brulicare intenso di sccoter, mercati, botteghe, un andirivieni di gente che si fa onda cinetica di suoni, odori e tinte ocra e rosse; dei cinesi invece si vedono tracce profonde nel cibo, nei volti, in antichi edifici restaurati o ricostruiti. La guerra, al contrario, ha lasciato solchi ben più chiari e recenti nell'anima e nel corpo della gente, povera ma sorridente, gentile, ostinata e caparbia come i suoi bufali d'acqua.




Un'Asia dimenticata, il Vietnam: si vedono ancora le risaie e i cappelli di paglia, le capanne di bambù, le onnipresenti barche di un popolo che vive sull'acqua lungo lo stisciare melmoso dei suoi fiumi caffelatte, tra i sacchetti di plastica di quest'era e gli aratri di legno di un'altra, qui ormai perduta: sarebbe come descrivere ciò che si vede in un caleidoscopio, a voler parlare di ciò che è oggi l'Indocina...una volta focalizzato il colore, si è già passati all'immagine successiva, senza aver tempo di trovare le parole per dire né una, né l'altra.




Un popolo giovanissimo, fatto di figli e non di padri, tenace e fresco, occupato in mille traffici quotidiani sotto l'occhio vigile e un po' pacchiano di mille Ho Chi Min per turisti.




Quindici giorni in viaggio, zaino in spalla, staccando completamente la testa e immergendo il cuore in un'altra vita, in un mondo lontano. Ed ora di nuovo nella nebbiosa Padania, umida e fredda, coi gatti che si abbracciano sul divano e un anno asimmetrico, 2011, che inizia senza neve.




lunedì 15 novembre 2010

Mici...ancora mici. Aiuto.




Ecco il mio appello:




Dolcissimi gattini selvatici nati in campagna cercano casa, amore, cure, affetto e pazienza. Hanno davvero bisogno di qualcuno che li accolga.


Per info contattare Simona:

simona_aguzzi@yahoo.com

333-4774431 dopo le 20:00

lunedì 25 ottobre 2010

La quasi buddhita'

Pioggia fredda e prove generali d'inverno, attesa e gocce che scorrono rumorose sui vetri, le auto, le cose e le case, lavando quella malinconia che avvolge tutto in un lucido teatro di spettatori ingobbiti in giacche troppo leggere, non ancora rassegnati al maltempo, in totale ma blando autoconvincimento. Lunga notte di poco sonno, residui di pranzo che col loro saliscendi non mi han fatto dormire, gatti in slow-motion che miagolano per nulla, o forse semplicemente si lamentano, come spesso faccio anch'io, per quel buco invisibile in cui si cade senza saper rialzarsi, giorni ed ore senza topi da rincorrere, in una pacata favola quotidiana che coccola, graffia, invariabilmente ritorna.
Penso, mentre aspetto, a tutti i piccoli e grandi traguardi altrui, al dolore lacerante di chi perde e sa di non poter ritrovare, all'incertezza paralizzante che accompagna le ore, il tempo, al sonno cadenzato dei pendolari, alla ricerca, al senso e alla fragilita' del mondo sotto l'acqua...E mi sento finalmente immmune, bene, guarita come quando viaggio in treno e guardo il mondo per ore, osservo la vita degli altri senza compiacimento, senza domande sulla loro o, peggio, sulla mia, dall'alto di una quasi buddhita' che affermo senza falsa modestia, e che ho conquistato senza davvero cercarla.
Prendo cio' che arriva, fosse anche semplicemente pioggia.

domenica 3 ottobre 2010

Genio


Wow...da luglio che non ci sono, non scrivo, troppo presa dalle mille cose dell'estate, dai miei nuovi meravigliosi gatti, scampati un po' per fortuna e un po' per costanza al destino crudele che invece non ha risparmiato gli altri, spariti nel nulla, falciati da un'influenza assassina.

Ma i miei ci sono, eccome: dopo tanto lavoro e tanti sforzi, 2 mesi passati nascosti sotto il divano guardinghi, a fuggire ad ogni sospiro, oggi sono qui, sornioni e coccolosi come qualunque altro membro casalingo della specie felina; non aspettano altro che le coccole del mio rientro, le fusa serali appallottolati uno sull'altro sul letto. Viene spontaneo dirsi che li avrei voluti salvare tutti, ci abbiamo provato, ma loro testardi se ne andavano di corsa, per poi non tornare più.

Micio Rosso e Micia, il Genio, che si intromette nelle conversazioni serali in Skype a far scoprire a me e a Cri come pigiando su 3 tasti contemporaneamente appaia un micetto che zampetta proprio lì, in video, a dimostrazione che è senz'altro un gatto quello che cammina sulla tastiera, con le sue cose da dire e i suoi miagolii da scrivere.

Di cose da raccontare come sempre ce ne sarebbero molte: una soleggiata settimana d'agosto a Santorini, tra case bianche a strapiombo su roccioni lavici, orde di turisti e il silenzio assoluto di Ancient Thira, il vento che ti trascina e i tramonti muti e viola di una terrazza col suo vino e il vulcano, gli occhi blu elettrico e il mare, non so cosa guardare...il tempo passa veloce, e invece qui è già autunno, l'odore dei graspi, i trattori, le mosche, l'ennesima influenza debilitante dopo il tanto male di quest'anno, che mi ha indebolita e lacerata e resa forte al contempo, come tutte le cose che succedono: fanno male ma ci cromano la corazza di zinco, indispensabile complemento a sopportare le malefatte di dio.

Il Vangelo secondo Gesù Cristo è la mia lettura del momento, a spizzichi e bocconi dato l'impegno che necessita. La penna di Saramago è sempre di una violenza beffarda, tanto più quando discute di religione, di ineluttabilità, di sogni che scelgono le loro vittime, in quanto a noi umani è preclusa la possibilità di esserne padroni e fautori.

Ed eccomi qui, di nuovo, a contare i giorni che mi separano da un rientro atteso, da momenti finalmente condivisi, a riempire un vuoto che sento a volte lacerare la pelle per la sua assiduità: una sorta di ciclo sonno-veglia, in cui si dorme malvolentieri e si attende con ansia il mattino, il risveglio, il caffé, le cose che il giorno porta con sé.

Tra un mese o poco più scocca la trentacinquesima ora, il Mezzo; il nuovo anno sarà invece stavolta nel profondo, verde Vietnam, un luogo che sembra la storia di noi uomini, col suo sangue, la sua pazienza, i deliri e la quiete, il riso e il fango.
La foto: il Genio e Simo, dalla Webcam di Hassi. Grazie bb!

domenica 18 luglio 2010

Seconda Parte

Finalmente in ripresa, sul serio. Sto meglio, ho fatto una Tac e aspetto l'esito, ma devo per fortuna dire che la situazione pare essere migliorata. Qualche punzecchio ogno tanto, sempre al lato sinistro del viso, ma le ferite fisiche e psicologiche si sono rimarginate...bello anche rientrare al lavoro, sentirsi normali nelle cose quotidiane, ora manca solo lo sgonfiarsi un po' e l'eliminare tutti i residui delle tantissime medicine che ho preso, gli ematomi da iniezioni, l'ansia di questa lunga degenza e l'ironia forzata del non avere perso un etto nonostante il semi-digiuno a cui ero sottoposta. Ingrassata un po', in realtà, e non so perché: sarà l'inattività fisica, il cortisone...
I mici: ne ho presi due, malatissimi poverini, e li ho portati alla clinica veterinaria. Spero tanto si riprendano presto, per venire ad abitare qui da me. Ho deciso di adottarli, probabilmente ho più bisogno io di loro che loro di me, vedremo se si adatteranno alla vita pigra di casa...male che vada torneranno su, a Caprile, ma mi auguro davvero che invece si trasformino nei "miei gatti", una minuscola bianca e nera e un piccolo rosso, per ora due palline con la febbre alta e la congiuntivite.
Il weekend l'ho passato a rincorrerli, e ieri sera a Nibbiano ho assistito a un piccolo cabaret-concerto di Nanni Svampa. Divertente, ma non esilarante quanto i commenti della gente in piazza...e poi tutto normale, tutto solito, a tratti banale: giornate senza fresco, senza impegni, afose. Contente dei deserti, come la ginestra.

domenica 11 luglio 2010

Gattini rosa


Eccoli. Ho provato a prenderli, ma fuggono...chissà che abbiano ragione.

domenica 4 luglio 2010

Denti

Eccomi, sopravvissuta malgrado tutto all'estrazione di due denti del giudizio. Ricordo un film, "Denti", e mi viene in mente anche un libro di Yu Hua di cui non ricordo il titolo, e che magari non c'entra nulla. In compenso trigemino infiammato, ferite infette, dolore lancinante: quelli ci sono ancora, e credo mi accompagneranno per qualche tempo. Sono a casa da una settimana, e presumo che necessiterò ancora di qualche giorno di malattia per riprendermi. Sono perfino finita al pronto soccorso, dal tanto male che non si fermava. Non ricordo di aver mai sofferto così intensamente, fortuna sfacciata in effetti. Spero davvero di risolvere presto questo casino terribile, che mi impedisce di fare qualsiasi cosa e mi porta via la testa senza darmi spago.
E poi...nulla. Non è successo niente, tutto continua con caldo torpore estivo a far da sfondo, ed io che medito con sempre maggior forza di portarmi a casa due dei gattini nati a Caprile, dai dolci occhietti tondi, che vorrei tanto veder dormire lunghi sul letto di casa e ritrovare la sera a far le fusa e rosicchiarmi gli alluci guardando la Tv. Il mondo non condivide, nessuno è d'accordo, inconsapevoli del bello che una relazione uomo-animale può portare nella vita di qualcuno.
Saramago non c'è più, il setter del post precedente nemmeno: luglio è arrivato con le sue fragilità, la canicola foriera di un'altra stagione, i vicini che se ne vanno in ferie o traslocano altrove, la bocca silenziosa e dolorante, i pomeriggi fermi ad aspettare il mare.