domenica 3 ottobre 2010

Genio


Wow...da luglio che non ci sono, non scrivo, troppo presa dalle mille cose dell'estate, dai miei nuovi meravigliosi gatti, scampati un po' per fortuna e un po' per costanza al destino crudele che invece non ha risparmiato gli altri, spariti nel nulla, falciati da un'influenza assassina.

Ma i miei ci sono, eccome: dopo tanto lavoro e tanti sforzi, 2 mesi passati nascosti sotto il divano guardinghi, a fuggire ad ogni sospiro, oggi sono qui, sornioni e coccolosi come qualunque altro membro casalingo della specie felina; non aspettano altro che le coccole del mio rientro, le fusa serali appallottolati uno sull'altro sul letto. Viene spontaneo dirsi che li avrei voluti salvare tutti, ci abbiamo provato, ma loro testardi se ne andavano di corsa, per poi non tornare più.

Micio Rosso e Micia, il Genio, che si intromette nelle conversazioni serali in Skype a far scoprire a me e a Cri come pigiando su 3 tasti contemporaneamente appaia un micetto che zampetta proprio lì, in video, a dimostrazione che è senz'altro un gatto quello che cammina sulla tastiera, con le sue cose da dire e i suoi miagolii da scrivere.

Di cose da raccontare come sempre ce ne sarebbero molte: una soleggiata settimana d'agosto a Santorini, tra case bianche a strapiombo su roccioni lavici, orde di turisti e il silenzio assoluto di Ancient Thira, il vento che ti trascina e i tramonti muti e viola di una terrazza col suo vino e il vulcano, gli occhi blu elettrico e il mare, non so cosa guardare...il tempo passa veloce, e invece qui è già autunno, l'odore dei graspi, i trattori, le mosche, l'ennesima influenza debilitante dopo il tanto male di quest'anno, che mi ha indebolita e lacerata e resa forte al contempo, come tutte le cose che succedono: fanno male ma ci cromano la corazza di zinco, indispensabile complemento a sopportare le malefatte di dio.

Il Vangelo secondo Gesù Cristo è la mia lettura del momento, a spizzichi e bocconi dato l'impegno che necessita. La penna di Saramago è sempre di una violenza beffarda, tanto più quando discute di religione, di ineluttabilità, di sogni che scelgono le loro vittime, in quanto a noi umani è preclusa la possibilità di esserne padroni e fautori.

Ed eccomi qui, di nuovo, a contare i giorni che mi separano da un rientro atteso, da momenti finalmente condivisi, a riempire un vuoto che sento a volte lacerare la pelle per la sua assiduità: una sorta di ciclo sonno-veglia, in cui si dorme malvolentieri e si attende con ansia il mattino, il risveglio, il caffé, le cose che il giorno porta con sé.

Tra un mese o poco più scocca la trentacinquesima ora, il Mezzo; il nuovo anno sarà invece stavolta nel profondo, verde Vietnam, un luogo che sembra la storia di noi uomini, col suo sangue, la sua pazienza, i deliri e la quiete, il riso e il fango.
La foto: il Genio e Simo, dalla Webcam di Hassi. Grazie bb!

domenica 18 luglio 2010

Seconda Parte

Finalmente in ripresa, sul serio. Sto meglio, ho fatto una Tac e aspetto l'esito, ma devo per fortuna dire che la situazione pare essere migliorata. Qualche punzecchio ogno tanto, sempre al lato sinistro del viso, ma le ferite fisiche e psicologiche si sono rimarginate...bello anche rientrare al lavoro, sentirsi normali nelle cose quotidiane, ora manca solo lo sgonfiarsi un po' e l'eliminare tutti i residui delle tantissime medicine che ho preso, gli ematomi da iniezioni, l'ansia di questa lunga degenza e l'ironia forzata del non avere perso un etto nonostante il semi-digiuno a cui ero sottoposta. Ingrassata un po', in realtà, e non so perché: sarà l'inattività fisica, il cortisone...
I mici: ne ho presi due, malatissimi poverini, e li ho portati alla clinica veterinaria. Spero tanto si riprendano presto, per venire ad abitare qui da me. Ho deciso di adottarli, probabilmente ho più bisogno io di loro che loro di me, vedremo se si adatteranno alla vita pigra di casa...male che vada torneranno su, a Caprile, ma mi auguro davvero che invece si trasformino nei "miei gatti", una minuscola bianca e nera e un piccolo rosso, per ora due palline con la febbre alta e la congiuntivite.
Il weekend l'ho passato a rincorrerli, e ieri sera a Nibbiano ho assistito a un piccolo cabaret-concerto di Nanni Svampa. Divertente, ma non esilarante quanto i commenti della gente in piazza...e poi tutto normale, tutto solito, a tratti banale: giornate senza fresco, senza impegni, afose. Contente dei deserti, come la ginestra.

domenica 11 luglio 2010

Gattini rosa


Eccoli. Ho provato a prenderli, ma fuggono...chissà che abbiano ragione.

domenica 4 luglio 2010

Denti

Eccomi, sopravvissuta malgrado tutto all'estrazione di due denti del giudizio. Ricordo un film, "Denti", e mi viene in mente anche un libro di Yu Hua di cui non ricordo il titolo, e che magari non c'entra nulla. In compenso trigemino infiammato, ferite infette, dolore lancinante: quelli ci sono ancora, e credo mi accompagneranno per qualche tempo. Sono a casa da una settimana, e presumo che necessiterò ancora di qualche giorno di malattia per riprendermi. Sono perfino finita al pronto soccorso, dal tanto male che non si fermava. Non ricordo di aver mai sofferto così intensamente, fortuna sfacciata in effetti. Spero davvero di risolvere presto questo casino terribile, che mi impedisce di fare qualsiasi cosa e mi porta via la testa senza darmi spago.
E poi...nulla. Non è successo niente, tutto continua con caldo torpore estivo a far da sfondo, ed io che medito con sempre maggior forza di portarmi a casa due dei gattini nati a Caprile, dai dolci occhietti tondi, che vorrei tanto veder dormire lunghi sul letto di casa e ritrovare la sera a far le fusa e rosicchiarmi gli alluci guardando la Tv. Il mondo non condivide, nessuno è d'accordo, inconsapevoli del bello che una relazione uomo-animale può portare nella vita di qualcuno.
Saramago non c'è più, il setter del post precedente nemmeno: luglio è arrivato con le sue fragilità, la canicola foriera di un'altra stagione, i vicini che se ne vanno in ferie o traslocano altrove, la bocca silenziosa e dolorante, i pomeriggi fermi ad aspettare il mare.

domenica 23 maggio 2010

Uomini, piccioni e altre storie.







Piccioni, che volano e si appoggiano sul corrimano del balcone; giorni fa ne sono nati tre, e l'ultimo ha zampettato a lungo sul terrazzo prima di decidersi a volar via: sarà stata la pioggia battente, o i lampi e i temporali. Alla fine ce l'ha fatta, anche lui ha trovato il coraggio di affrontare il cielo foriero di lampi e cambiamenti, venti, correnti e tempeste, si è buttato e si è accorto che librarsi su, in aria, è pericoloso, difficile ma inevitabile, di selvaggia e inquietante bellezza, proprio come è successo a me. E' la sua natura, un piccolo "ratto celeste" che si unirà ai suoi tanti simili che popolano la mia via, il palazzo di fronte, i tetti e gli angoli di tutte le case della strada: un piccione non può far altro che volare. Sarebbe bello fosse così semplice anche per noi umani. Una persona non può far altro che...non saprei, non mi viene in mente nulla di così primitivo ed essenziale come il volo da legare a noi.



Oggi fa caldo, finalmente il sole dopo giorni di freddo e nuvoloni. Colori forti che rimandano all'estate, domenica solitaria e un po' banale senza uscire, e io che già mi preoccupo della sveglia di domani, che come sempre mi sorprenderà tra i sogni e la veglia mattutini, e mi vedrà come un piccolo automa ingurgitare quel caffé che da tempo ormai ha sfumato il suo effetto energizzante, fornendo solo un blando carburante da casa alla fermata del bus.



Berlino, Monaco, la Germania e le sue birrerie scure, io e Cri; quell'odore di cucina che mi ricorda le dolomiti delle settimane bianche d'infanzia, la gente in maniche corte col freddo che fa, tra edifici moderni e spazi enormi, o nei vicoli stetti tra vecchie case bavaresi e negozietti per turisti. Un bel giro, tranquillo, "europeo": perfino una gita in Trabant e un vecchio bunker, tanto per ricordarci quanto è vicino il passato, e come lo si possa oggi vivere da turista, col sorriso sulle labbra e lo stupore che dopo solo 60 anni il mondo che ci appartiene sia cambiato così tanto e così repentinamente.



Settimana scorsa, nel fango colloso delle colline piacentine, ho visto da vicino un minuscolo puledro, due spendidi gattini arancioni, un vecchio Setter irlandese acciaccato ma dolce e fiero; è interessante e grande il mondo, lontano o vicino che sia, e insieme ad esso chi lo popola: umani, piccioni, cavalli, gatti e cani. Sinergie. Pensieri. Destini e strade.

martedì 27 aprile 2010

1,2,3, Berlino.


Primi docili accenni di primavera, dopo il delirio invernale e la neve di marzo. Torno al blog approfittando delle prime ferie dell'anno: domani partenza per Berlino, che vedrò per la prima volta e che da sempre mi attira, col suo bagaglio di modernità e quell'odore di storia e mitteleuropa che immagino la pervada in ogni angolo. Penso alla catastrofe del Muro, e a quello che oggi dovrebbe essere l'Europa, che invece pare esser preda di nuove idologie e totalitarismi. Ma non è questo il luogo dove commentare perplessità politiche di cui, peraltro, non mi sono mai fatta portavoce. Sono pagine ideali, semmai, a parlare di me, di come in poco tempo si possa allungare la mano e trovare una tasca calda, nuova e rassicurante in cui infilarla. Un intervallo piccolo nel quale nasce una dimensione senza cui ora non saprei stare, che regala unicità viva e plusante, che riempie: una tasca in cui c'è un'altra mano ad aspettare un contatto, intreccio di dita che non si staccano, non si studiano, ma restano lì, a scaldarsi.
La foto: Barbaresco, marzo 2010.

sabato 3 aprile 2010

Lima

Pasqua di Resurrezione, la chiamano. Risorgere, come già fossimo sorti una volta, e dovessimo solo sbrigarci a svegliarci di nuovo, e rinascere; dar per scontato che quel limbo in fondo non ci piaccia, che desideriamo il nostro posto nel mondo, comunque vada. Alzi la mano chi è sorto, per favore. Scagli la prima pietra. Uno alla volta, grazie.
Il cielo intanto regala grandine e temporali, gli agnelli come sempre vengono fatti a pezzi in nome della santificazione, della festa...figli d'altri animali, non nostri, che importa. Poi al supermercato li vendono così, nostrani e senza testa. Beh, allora...se è senza testa va bene, non lo guardo negli occhi mentre lo sbrano. Sono tranquillo.
Sabato, due mesi dall'ultimo post: un tempo piccolo in cui succede tutto, in cui nasce, trova conferma e cresce un Grande Amore, che si scontra con la vita, i suoi limiti, i suoi vicoli e le sue tante anime. Due mesi in cui si cerca, si combatte, e come Juri si spara e si spera. E le felicitazioni? Una nuova vita dentro un'altra vita, è possibile? ci si chiede, sfogliandoci dentro la matrioska dipinta.
Sono le sette, e come sempre le sette sono ora d'attesa, o di parole, o di presenza quando si può; a volte sono ore in cui si sta, come ora, solamente, o in cui ci si scrive, pensando, vaneggiando, glorificando, programmando, santificando, espandendo, riducendo, limitando. Aspettando. Limando, come ora.