venerdì 9 novembre 2007

Da Carcano


Sole e vento spazzanubi, sono a Carcano e il pomeriggio passera' tra necessarie riparazioni alla macchina e shopping tecnologico alla ricerca di un nuovo computer.

Il resto procede sempre con la stessa lentezza claudicante: ricerca di lavoro, mulinelli mentali su cosa, come, quando ma soprattutto Dove, serate tranquille e a volte un po' noiose, dolci e soporifere; vedo un sacco di persone, ho in programma serate, gite e uscite, ma a tratti mi prende un po' di inspiegabile tristezza e malinconia scorbutica, tipica di chi non sa cosa vuole o cosa cerca esattamente.

Lunedi' mi aspetta un colloquio di lavoro, domenica sera una bella cena, la settimana prossima un weekend in compagnia, l'altra ancora nuovi ed esilaranti avventure veronesi...a proposito, per chi non lo sapesse si sta organizzando una rimpatriata post-noviana per festeggiare la caduta del coniglio, a Verona, quindi tutti gli interessati che leggono il blog possono farmi sapere via e-mail la loro disponibilita' per il week-end del 24 e 25 novembre, noi siamo gia' d'accordo con Miche e Carlo, e in trattativa con Loto. Tutto va bene, insomma: "non leggo, non lavoro, non guardo la tivu', non vado al cinema non faccio sport", diceva qualcuno...Almeno io leggo, stavolta e' "Cecita'" di Saramago, e le sue pagine come sempre mi fanno respirare un'aria piu' ampia e piu' pulita.

La foto: con Rosa e Selina a Milano la scorsa settimana.

giovedì 1 novembre 2007

Baffi

Noto che la frequenza dei post diminuisce, e mi chiedo se sia colpa del ritorno in Italia o di quella pigrizia mentale che colpisce chi si adagia...non che non ci siano cose da dire, in realta': mi sa che il problema e' la connessione a internet, che posso usare solo a Caprile e funziona con una lentezza che fa quasi sorridere.
Ho passato a Bologna lo scorso fine-settimana, a casa di Fede. E' stato davvero bello rivedersi, girare per le piazze e le strade emiliane con la tipica lentezza domenicale di chi ha fatto troppo tardi la sera precedente, tra i molti negozi chiusi, e godersi i racconti e i ricordi di una Venezia che non riconosco piu' quando ci vado, a dimostrazione di quanto poi siano le persone a "fare" i luoghi e le memorie che a quei luoghi ci legano: ci eravamo ripromesse di farci fare una foto per il blog, ma ce ne siamo dimenticate. Dopo una breve sosta a Broni, l'ennesima sequela di spostamenti, tra Sesto San Giovanni e Erba, i passi in una Milano-Babele che cerca disperatamente di conquistarsi almeno una parvenza di interculturalita': la gente che parla mille italiani diversi, l'anima di chi si sforza per comunicare, i soliti violini che continuano imperterriti a infondermi una tristezza balcanica che mi ricorda il grigio e la disperazione della Cina popolare, la croce che li' tutti si inchiodano addosso e portano con ostinata fierezza.
Ieri serata amarcord in Gilda, la "Festa del Baffo" ha ripescato gli amici di tanti anni fa, le facce, le stanze e le parole degli anni passati a Pavia nella "cantina metafisica" in cui ci si incontrava quasi ogni sera, come fosse una casa. Questo ritorno, finora, sembra piu' un viaggio nel passato che un ponte verso l'intangibilita' del futuro. E' vero, non ho fretta, ma il tempo scorre all'indietro ad una velocita' talmente sostenuta da farmi perdere l'orientamento; mi confonde e stordisce come una galleria del vento che risucchia e mette alla prova la radice di ogni singolo capello...perche' io sono quella che ha sempre pensato che tornare due volte nello stesso posto sia uno spreco, vivere due volte lo stesso istante impossibile, come essere lo stesso uno nell'infinito p greco temporale. Bello, pero', fingere per un po' che "bagnarsi due volte nello stesso fiume" sia un'opzione.

domenica 21 ottobre 2007

Pensieri in movimento


Non mi piace particolarmente guidare, mi sembra quasi una perdita di tempo: preferisco di gran lunga sedermi sul bus o sul treno, a concentrarmi per ore esclusivamente a guardare fuori dal finestrino, come se fosse una tv; non mi annoio, raramente leggo, ne approfitto per far ordine nella testa e lasciar svolazzare le sinapsi.

Ho passato un lungo venerdi' a Milano, con Maria Grazia e Marco a mangiare una pizza, con una mia ex-studentessa taiwanese che abita li' da due mesi e che e' stata cosi' gentile da procurarmi un ottimo colloquio per un possibile lavoro, e poi una bella serata a casa di Samantha, che mi ha fatto conoscere il suo solarissimo Tom e mi ha messa a dormire in cucina col sacco a pelo e il materassino da campeggio, come nella miglior tradizione veneziana. E al ritorno in bus, appunto, la luce tardo-mattutina del primo autunno ha coccolato pensieri sfilacciati come il cotone sporco della nebbia tra i filari ordinati e malinconici, le unghie rosicchiate a formare uno strato scricchiolante simile alla neve di una snowball sotto il sedile consunto ma tiepido che ogni volta mi ricorda con piacere e nostalgia le scuole superiori, quel caldo malsano che ci avvolgeva alle sette del mattino, quando intorno tutto era bianco di brina e buio...oggi invece e' un giorno di aria fredda e limpida, che a respirarla un po' ti sveglia e un po' ti spacca i polmoni. Sono di nuovo a Caprile, tra le solite foglie e i soliti gatti, qualche ospite amico dei miei ad animare la casa, persa tra le voci e i suoni del legno che brucia nella stufa: la settimana inizia domani, non ho programmi e ne sono felice, una volta tanto.
La foto: nebbia e ponte, rubata da flickr.

mercoledì 17 ottobre 2007

Viviamo strani giorni...


E' strano che la possibilita' di interagire col mondo mi venga data da un computer in una vecchia stanzina dove da piccola dormivo coi miei nonni e da un ormai antidiluviano modem a 56k; sono di ritorno nell'oziosa collina del post precedente, dopo gli "strange days" che ho trascorso quasi "in volo", presa tra mille piccoli grandi eventi; non so se il tempo sia passato troppo veloce o troppo lento, o magari semplicemente seguendo il solo ritmo delle cose: un colloquio di lavoro in Inghilterra finito in niente, la visita di Carlo dopo anni che non ci si vedeva, il nostro Arettino che e' stato malissimo e che mio e suo malgrado ha fatto giornaliere visite alla clinica veterinaria, le facce di persone che mi hanno fatta sentire come in una foto o in un film, tutti uguali a com'erano, figli e qualche capello bianco a parte. Mi viene da chiedermi se poi io sono davvero cambiata come avrei voluto o sono sempre quella, come gli altri, come tutti, oppure se la proiezione che si ha di se' dipenda esclusivamente dal "con chi" e dal "dove", tendendo a farci sentire diversi e plurali se in fase esplorativa, e uguali a noi stessi, piu' singolari, insomma, se ci guardiamo indietro e riscopriamo i volti e le voci di chi ha popolato il nostro passato.

Sono qui da un mese, giorno piu' giorno meno, e come al solito in testa c'e' il tiro alla fune del vado-nonvado, il senso di estraniamento che si prova a riveder le cose con una certa commozione per il passato accompagnata da un vago ed apprensivo interesse verso il presente o il prossimo futuro, quel senso cosi' umano di appartenere a un luogo che subito dopo lascia il passo a quell'ansia costru-distruttiva del poi, del domani, che toglie il gusto dell'oggi come chi pensa all'amaro alla prima forchettata di antipasto: comicio a capire di piu' il taoismo, il rincorrersi di sole e buio, maschile e femminile, e l'equilibrio che segue il caos in ogni piccola grande cosa e in ogni singolo pensiero.

Sto leggendo un libro fantastico, si chiama Neve, di Pamuk: la contradittoria ricerca di spiritualita' e semplice felicita', le mille domande che ci si pone quando si ritorna, il passato che fornisce rispote vaghe ed elusive. E' decisamente perfetto per condire con un po' di letteratura lo stato d'animo del momento, nonostante il sole lucido e autunnale di qui.

La foto: Neve, appunto. (Caprile, marzo 2007)

martedì 25 settembre 2007

L'oziosa collina


Giornate di sole e cielo a Caprile, dopo un'eternita' in macchina di ritorno dalla Germania, di cui non ho visto assolutamente nulla, solo i campi immensi dei bordi autostradali e l'avveniristica fiera di Hannover; Marco e' qui, abbiamo lavorato insieme a una presentazione che mi servira' per il mio colloquio a Londra, e ci siamo goduti i manicaretti della mia mamma e il nostro rognosissimo gatto in piena "mollitudine". Il paese e' pieno di gattini che reclamano cibo alla porta, ci sono tantissimi fiori, api e insetti, e ci si dimentica di cambiarsi, tanto nessuno passa a controllare come si e' vestiti. Taiwan sembra lontanissima, anche se ne arrivano ogni tanto gli echi tramite qualche e-mail: l'Asia per ora non mi manca, assorbita come sono dal rientro, il colloquio di lunedi' prossimo, e soprattutto dagli amici: sono stata al concerto di Pier, sono passata a casa di Vanessa, ho passato il tempo con Samantha e con i miei, e ho perfino incontrato per caso un mio ex-compagno di classe, Davide, che non vedevo da sei anni. Nonostante tutto mi sento in vacanza, piu' che a casa, e forse e' davvero cosi'.

Foto: alla finestra

lunedì 17 settembre 2007

L'asse Macao-London-Caprile


Lasciata Formosa e i suoi vulcani, sono finalmente approdata in patria dopo una piacevole vacanza tra i ristoranti indiani di Hong Kong, le tortuose vie di Macao, i suoi spaziali casino e l'austera babele di Londra, dominata da pub e falafel. Lo zaino era pesante, e non contenti ci siamo sobbarcati pure l'onere di "importare" il nostro monitor lcd, infilato nel bagaglio a mano tra dentifricio e souvenir, ma i giorni sono volati velocissimi.

Macao e' un posto tra l'incredibile e il magico, dove si alternano vestigia dal sapore europeo e kitsch all'americana; il "Venetian", casino' piu' grande del mondo a tema veneziano con tanto di campanile di Piazza San Marco a grandezza naturale, gondole e luce artificiale indoor che imita il tramoto sulla laguna, ci ha stupiti e lasciati a mandibola penzoloni, prima di farci sghignazzare. Le tortuose strade coi palazzi portoghesi, le chiese e l'odore di Cina mi hanno fatto venir voglia di tornarci, prima o poi.

E poi 5 giorni a Londra, per riscoprire il gusto della storia e dell'Europa, la sua trasgressiva e indifferente interculturalita', le serate con chi tra gli amici ora ci vive e lavora, i ricordi e le chiacchiere e le facce, i bus, due colloqui di lavoro, una piccola stanza in una vecchia casa vittoriana, una bella boccata d'aria fresca e pungente sul lungomare di Brighton...Ora sono a Caprile, a impastare il gatto, a godermi il sole mite autunnale e le mozzarelle di bufala, a recuperare amici e contatti. E' bello. Domani vedo Samantha e Vanessa, mercoledi' sera Pier che si esibisce in qualita' di Manson oltrepadano al Thunder Road, giovedi', venerdi' e sabato mi aspettano 3 giorni in Germania per un lavoro di interpretariato, domenica 30 settembre torno in Inghilterra per il secondo colloquio con una scuola, e poi io e Marco decideremo dove ricominciare questo ciclo di occidente che ci attende.

La foto: perfetta imitazione. Venetian, anyone?

martedì 4 settembre 2007

Ciao Taiwan

Pronti a partire. Ciao Taiwan, Taipei, amici, scuola, studenti, tifoni, pioggia, papaya, mercati, rumori, odori, piatti, Xindian, cani, scooter, mare, palazzi, palme, strade, afa, insetti, rondini, Asia.
In Italia dal 14 settembre, con chi e' gia' li', chi ci andra' e chi, come me, ci ritornera'.