mercoledì 29 ottobre 2014
Il Tempo Morto
Ci sono i tempi morti. Al plurale. Quelli che si hanno quando si finisce di fare qualcosa e si aspetta di iniziare a fare qualcos'altro. Quel vuoto di pensieri tra una lezione e la successiva, tra una mail e una telefonata, tra la fine della cena e il lavaggio dei piatti.
Ma il tempo morto, quello è altro. E' il ticchettio dell'orologio da muro, sentiamo i secondi ma tutto è fermo. E' il gatto che russa piano mentre lo osserviamo. Lo sciacquone dei vicini. Il telefono muto. Le solite cose al solito posto, come in una foto.
Non è terribile, il tempo morto. Non assomiglia nemmeno alla noia, in cui si cerca qualcosa da fare che non arriva. E' più simile, direi, ai lunghi viaggi in treno per Venezia, sui regionali semivuoti della domenica. I libri in borsa, chiusi, gli occhi che si posano sui finestrini senza realmente guardare quel che passa all'esterno, convinti di conoscerlo ormai troppo bene perché rivesta il benché minimo interesse. Le conversazioni che aleggiano nell'aria e si trasformano in mantra profani e inintellegibili. Il tempo morto, appunto. Quello che non c'è, e che pure è lì a fissarci con il suo sguardo vitreo di cadavere che cammina. Finge di passare, o trascorre e trascende e ci brucia i polmoni con l'aria che respiriamo, ci permea, ci appare in sogno come il fantasma di una nonna. Ci incatena alla sedia come sacchi vuoti.
"O Tempo Morto, é um Bom Lugar", ha scritto qualcuno.
martedì 14 ottobre 2014
Trentanove
Cielo di cristallo oggi, gli aloni grigi che risaltano sui vetri di casa, a separarmi dalle foglie che si muovono e dagli ultimi caparbi insetti che, invece di ronzare, cozzano contro le trasparenze e si chiedono come mai l'aria finisca proprio lì, all'improvviso, senza rassegnarsi.
Interessante, in fondo: capita anche a noi umani di prendere a testate il nulla, o magari di avere la fortuna di schivarlo proprio all'ultimo momento con un fortuito zigzag. O di finire in una pozzanghera che proprio non avevamo visto, nonostante fosse scura e densa e proprio sotto il nostro naso...Penso a Daniza col suo passo lento e il suo ruggito braccato ogni volta che in auto attraverso il Trentino per tornare qui, ho finito lacrime e indignazione e resta solo uno sconcerto sordo che mi rumina dentro, un fragore nello stomaco che ha deciso di restare lì, senza trasformarsi in grido.
Trentanove.
Un numero come tanti. Che però accomuna i volti e le storie che hanno popolato la serata di sabato. Fisionomie familiari, belle da ritrovare e riconoscere al primo sguardo, com'erano sono rimaste. Per una sera si può camminare leggeri, scordarsi le magagne del mondo, il nostro volo in cerchio fino a sbattere la faccia contro un qualche ostacolo invisibile, l'anestetico sovradosato ad arte.
venerdì 5 settembre 2014
Capitoli
A volte sentivo le dita formicolare. Altre invece un'idea mi passava per la mente, senza però riuscire a trovarne il filo conduttore per poter liberarla in parole.
Mi sono detta che non è poi un obbligo, lo scrivere. Lo si fa quando ci fa star meglio, quando tira fuori un pezzo di noi che sta lì, sepolto tra le tante istantanee che ci attraversano la testa ogni minuto, senza lasciarci lo spazio per un sano nulla in cui crogiolarci...
Dopo più di un anno ritrovo improvvisa la voglia di farlo, raccogliere i pensieri in questo freddo settembre a Monaco di Baviera. Dodici mesi trascorsi così, volati via e allo stesso modo impressi in una sfilza di ricordi ammucchiati: il mare trasparente di acquario delle Maldive, coi loro tifoni e i delfini e il bianco candeggina della sabbia fine, l'andirivieni dei calabroni contro le grondaie di Caprile, l'ultima carezza mancata a un gatto che nemmeno si ricordava di me, la pioggia e il caldo umido delle stagioni tutte uguali, l'odore di pino che si sente alle sei di mattina andando in bicicletta verso il liceo, le note dei cccp e una sofferta "Creep" dietro il gusto dolceamaro della birra del Circolo, una generazione, anzi due, a rtirovarsi avvinghiate e sudate come pugili sul ring. A guardarsi i lividi, raccontarsi i cani e i figli e i libri.
E' strano risvegliarsi in una nuova vita arrivata così, all'improvviso: sono a Monaco di Baviera, città di pioggia e foreste e guglie, in un'intensa transizione fatta di stupore, nostalgia, senso mancato alla "lost in translation", persa tra i suoni a tratti indecifrabili di questo capitolo x, senza numero, un romanzo in divenire di cui la fine non è ancora stata decisa dall'autore, sia esso il destino, la volontà, o solo le nuvole e i lampi di un momento perfetto che ti resta dentro come fosse tuo da sempre.
Domani terzo giorno di lavoro al supermercato vegano (a Monaco esistono anche queste meraviglie), con le mani tra gli scaffali e la frutta bio che ti lascia un buon odore nei capelli e sotto le unghie. A fine giornata, la schiuma cremosa di una birra ti lava i pensieri, i doppi vetri della piccola casa di Planegg a isolarti dai pochi rumori del mondo, un sonno lieve a calarti nella nuova pagina che domani ti attende.
Foto: il 75 in versione retrò, capitolo y, pagina z.
giovedì 25 luglio 2013
Caldo, casa e cose.
Sembra già così lontano il mare di Malta, le spiagge brulicanti e i tanti ristoranti inglesi un po' demodé, i rumori di Bugibba e la strana sensazione di ritovare lì le cose che conosci da una vita, le tue lenzuola con le nuvole che ti aveva regalato il nonno, il copriletto a righe bianche e verdi, le magliette vecchie e le ciabatte di casa, proprio in quello scoglio secco in mezzo al mare...
Anche quel poco di abbronzatura sta intanto lentamente svanendo, come un ricordo color seppia. La canicola bronese spalma me e i gatti sul pavimento e ci intontisce un po', l'antistaminico e le gocce di questa assurda influenza estiva fanno il resto; si sta, così, lentamente, a respirare il torrido agosto in arrivo, a maledire l'aria condizionata, attoniti di fronte a ciò che come sempre si legge e si vede, anche se non si vorrebbe.
Nelle foto, una magica Mdina assolata, l'acqua blu elettrico di una delle tante lagune maltesi.
Anche quel poco di abbronzatura sta intanto lentamente svanendo, come un ricordo color seppia. La canicola bronese spalma me e i gatti sul pavimento e ci intontisce un po', l'antistaminico e le gocce di questa assurda influenza estiva fanno il resto; si sta, così, lentamente, a respirare il torrido agosto in arrivo, a maledire l'aria condizionata, attoniti di fronte a ciò che come sempre si legge e si vede, anche se non si vorrebbe.
Nelle foto, una magica Mdina assolata, l'acqua blu elettrico di una delle tante lagune maltesi.
lunedì 10 giugno 2013
Hunted
Ascoltando "Hunters will be hunted" degli HSB e guardando questo video (ho pianto) http://www.youtube.com/watch?v=pCcx54xMjoE a volte penso che il genere umano abbia qualche speranza.
You shall regret your felonies
We took a stand and won’t retreat
And hunters will be hunted
Until the slaughter ceased to be
Across the open seas, together through the storm
You’ll make no creature bleed, nevermore, forevermore
No drawing back, direct actions strike upon you
No compromise, no giving in
Defending those who cannot fight
Justice must prevail
A campaign for relief
mercoledì 22 maggio 2013
Morlie ha trovato casa
domenica 19 maggio 2013
Sempre tenero e mai grasso
Sul bus. In mente i piccoli topi salvati dai laboratori, il report che di recente ho letto sulle conclusioni scientifiche che ribadiscono, di nuovo, l'assurda inutilità degli esperimenti su animali. Pioggia, nient'altro, a rigare i vetri e lucidare la strada. Umido, caldo asfissiante. Penso che odio il genere umano, che mi disgusta in ogni sua forma: bambini egoisti e piagnucolosi, idioti di ogni sorta che urlano nei loro cazzo di smartphone, se facessimo il conto dei neuroni presenti in sala probabilmente non riusciremmo a fare nemmeno metà dell'intelligenza di uno di queli topolini.
Ecco il fantastico genere umano di cui ci vantiamo di far parte, per cui è necessario il male minore.
E io sogno, non so se mi addormento davvero nei 5 minuti che ancora distano dalla mia fermata: sogno un mondo senza di me, senza persone, divorate da sedicenti erbivori; un mondo in cui i conigli e i maiali si faranno scarpe e borse coi nosri capelli, i cavalli ornamenti coi nostri denti, in cui i topi ci spezzeranno il collo con una macchina per curiosarci dentro. In me cosa troveranno? Quanti pezzi?
Un puzzle cangiante, immagino. La libertà, l'identità: da perseguire su una strada che è spesso fatta di individualità, di "beata solitudine, isola benedetta", il cui prezzo spesso non vale il prodotto acquistato, e che non è mai in garanzia. Stasera in tv: quanto costano due salsicce di tacchino? Meno di un caffé. Me lo vedo il polletto del bus che addenta soddisfatto un suo simile, che vale meno di zero, cresciuto a ormoni senza luce, senza nulla, futuro panino che non può e non deve vivere, e penso disgustata al valore univoco e vano dato alla parola "felicità".
domenica 7 aprile 2013
sabato 30 marzo 2013
Muri da abbattere
Contavo. Da quanto sono diventata vegana? Non riesco a ricordare il giorno esatto. Nemmeno un anno, credo, ma mi sembra che sia da sempre. Mucche spremute fino a marcire, vitelli maschi sacrificati all'altare del profitto. Che tragedia, che tristezza. E come sempre in questi giorni dell'anno mi prende lo sconforto dei numeri, dei filmati agghiaccianti sull'uccisione degli agnelli...erano lì sulla pagina del corriere, chiunque ci poteva cliccare sopra e domandarsi se davvero ne valga la pena. Ma immagino che sia troppo difficile da vedere, che sia più semplice far finta di nulla, come per tutto il resto. Tutti fingiamo, compresi i puri di cuore e i benpensanti. Non ho diritto di critica, dunque. Almeno sono stati finalmente banditi i test su animali per i cosmetici, (e ci voleva tanto?) e si può, si deve sperare che prima o poi anche il resto verrà.
Il 20 aprile sarò a Milano, al corteo. Non serve. Serve. Non so. Ma ci vado.
E fuori continua a piovere, a Berlino a nevicare, credo. Il cuore sempre lì, anche se fa freddo ed è grigia: finalmente il mio tedesco "funziona", posso mangiare, bere, andare alla toilette, comprare, chiedere, informarmi e soprattutto capire, e anche far qualche battuta quando capita: sarà bello il concerto dei Rammstein a fine mese, a Bologna. E' incredibile come la NDH sia una musica che mi rappresenta, che tira fuori nelle sonorità e nei testi quanto di più oscuro e interessante ci sia nel mondo interiore ed esteriore oggi. Industriale, metallico, forte, cadenzato, nero. Uno spettacolo. Mi consolo un po' a pensare e progettare di scrivermi sulla pelle "Ich verstehe euch nicht.", me la vedo questa scritta addosso, come già fosse lì.
E continua anche questo pomeriggio fiacco, piovoso, che nulla ha della primavera che già dovrebbe essere arrivata: strascichi dell'influenza, in attesa di una bella serata tra amiche domani.
Nelle foto: noi davanti al Muro della Vergogna. La locandina che vuole abbattere il muro del silenzio. Un graffito sul muro di un palazzo di Berlino: "Wir sind ein Volk". Noi, loro, tutti.
venerdì 28 dicembre 2012
lunedì 5 novembre 2012
Parlami dell'esistenza
...di mondi lontanissimi.
Di viaggiatori anomali, in territori mistici.
La cantavo al gatto, questa sera di compleanno. E lui guardava lontano.
Di viaggiatori anomali, in territori mistici.
La cantavo al gatto, questa sera di compleanno. E lui guardava lontano.
mercoledì 24 ottobre 2012
Wenn ihr keine Antwort wisst...
...richtig ist was richtig ist.
Mi piace questa "linea" dei Rammstein, rappresenta in un certo modo l'idea di una risposta semplicemente data per buona, che proviene da verità altrui. Sarebbe bello funzionasse così. Quello che è giusto, è giusto. Amen.
Ho visto in rete le foto del corteo di Correzzana, contro Harlan. Un'altra cosa giusta, sacrosanta. Un corteo, un fiume, un regalo, un monte di anime a gridare per chi non può nemmeno piangere, come era scritto su uno striscione che ha fatto piangere me, come sempre quado penso a queste cose.
Mi trovo a casa, un po' debilitata da una sorta di strano virus che riempie la bocca di puntini, come ai bimbi; il tempo non manca, e tra qualche esercizio di tedesco, qualche film e un po' di lavoro, riesco a ritagliarmi qualche spazio in più dedicato alla più nobile e al contempo ignobile delle attività: pensare.
Penso a un commento fatto di recente ad un altro blogger, e mi viene in mente la definizione che ho dato alla parola "morale". Nient'altro che un'opinione, fattasi abitudine, condivisa dai più. Che alla lunga diventa pure dogma, e non importa se qualcuno la pensa diversamente. Voilà, diventa immediatamente immorale, immondo, asociale: immondo essere libero, direi io. Tenetvi pure le prediche e l'innocenza, il padrenostro e l'ave maria. Il non si deve.
I pezzi che mi compongono vengono irresistibilmente calamitati verso Correzzana, verso il non si fa; la morale del fottuto branco, per citare un libro aggiungendo un blando improperio...beh, io proprio "keine Antwort wiss".
La foto: piccola porzione della nuova casa a Berlino.
Mi piace questa "linea" dei Rammstein, rappresenta in un certo modo l'idea di una risposta semplicemente data per buona, che proviene da verità altrui. Sarebbe bello funzionasse così. Quello che è giusto, è giusto. Amen.
Ho visto in rete le foto del corteo di Correzzana, contro Harlan. Un'altra cosa giusta, sacrosanta. Un corteo, un fiume, un regalo, un monte di anime a gridare per chi non può nemmeno piangere, come era scritto su uno striscione che ha fatto piangere me, come sempre quado penso a queste cose.
Mi trovo a casa, un po' debilitata da una sorta di strano virus che riempie la bocca di puntini, come ai bimbi; il tempo non manca, e tra qualche esercizio di tedesco, qualche film e un po' di lavoro, riesco a ritagliarmi qualche spazio in più dedicato alla più nobile e al contempo ignobile delle attività: pensare.
Penso a un commento fatto di recente ad un altro blogger, e mi viene in mente la definizione che ho dato alla parola "morale". Nient'altro che un'opinione, fattasi abitudine, condivisa dai più. Che alla lunga diventa pure dogma, e non importa se qualcuno la pensa diversamente. Voilà, diventa immediatamente immorale, immondo, asociale: immondo essere libero, direi io. Tenetvi pure le prediche e l'innocenza, il padrenostro e l'ave maria. Il non si deve.
I pezzi che mi compongono vengono irresistibilmente calamitati verso Correzzana, verso il non si fa; la morale del fottuto branco, per citare un libro aggiungendo un blando improperio...beh, io proprio "keine Antwort wiss".
La foto: piccola porzione della nuova casa a Berlino.
mercoledì 10 ottobre 2012
Gattino splendido trovato nel bidone
Lo sentivo miagolare, l'avevano lasciato lì, tra l'immondizia. E' dolcissimo e abituato alla gente. Dorme nel mio bagno e cerca casa disperatamente.
Aggiornamento: ha già trovato casa! Che fortuna e che bello.
Aggiornamento: ha già trovato casa! Che fortuna e che bello.
venerdì 5 ottobre 2012
Simply...the best
Direi che basta il titolo. Memorabile. Difficile, anche. Credo, o così mi è parso a mente fredda il ripercorrere il ghetto e il portone sbarrato di Cà Cappello. Grazie, a tutti, per questa giornata che (cito Morgan) ti regala un anno di vita. Ricordando, sempre: ...o fasso par tì! :-)))))
martedì 7 agosto 2012
Regret
Interessante. Quando si parla di greenhill e di vegan le statistiche di lettura hanno un'impennata. Si vede che interessa, al contrario delle mie boiate sul tempo e delle mie pippe metafisiche.
E anche oggi, a proposito, il caldo mi incastra in un'ambra viscida, ritrovandomi con so come a interrogarmi su come rimorso e rimpianto, in inglese, siano semplicemente "regret". Basta una sola parola, a loro, e non importa che lo si sia fatto o meno. Penso e osservo il mio leoncino Mario, stravolto dai veleni assunti col cibo contaminato all'arsenico. Sta meglio, l'afa gli seda i sensi e tutto si fa più piatto, anche le sue nevrosi ossessive. Avrei dovuto cercare prima in rete cosa dovevo o non dovevo dargli da mangiare. Cretina. Avrei dovuto, come spesso accade, fare una cosa diversa da quella che ho fatto. Che sorpresa. E intanto agosto passa, senza bus, sveglia a orari osceni solo a nominarli, una Milano più piena del solito, un ricordo di un gatto viola, primo abitante di un nuovo mondo che lentamente prende sottile forma. Gli scarichi in cucina sanno di estate che sta andando a male, ma la testa è fresca, anche se piena: una donna, età indefinibile, passa ore, giorni interi d
avanti alla U-Bahn. Non parla, non mangia, non si lava, odora di urina e ha gli stessi vestiti da un'eternità. Penso a lei, ora. E mi dico che non è giusto, non è normale, è assurdo. Chiedendomi se anche in tedesco ci sia solo una parola, una soltanto, che serva a spiegare il suo rimpianto di vecchia, il mio rimorso da 5 euro, il nostro camminare impotenti davanti ai veleni, e le ipocrisie nostre -in primis- e altrui, in un agosto che stagna e morde.
Sembra che ti culli ma poi ti vuole ingoiare
Sembra che ti culli ma poi ti vuole ingoiare...
mercoledì 18 luglio 2012
Proud
Di nuovo, ho pianto davanti alle immagini di greenhill. Sequestrato. Evviva. Giorno bellissimo, scrive un'amica. Lo è. Devono chiuderlo, e chi ci lavora per me deve andare in galera e devono buttar via la chiave. Qualche idiota nei commenti dei post precedenti dovrebbe fare la stessa fine. Non mi preoccupo nemmeno di cancellare. Resti pure lì a far da monito alla stupidità di chi non vale nemmeno l'aria che respira. Li facciano su di loro gli esperimenti.
E poi proud, moltissimo. Finalmente, naturalmente, liberamente: I am a vegan.
E poi proud, moltissimo. Finalmente, naturalmente, liberamente: I am a vegan.
domenica 3 giugno 2012
CHI CI VUOLE ADOTTARE?
Ecco tre vere meraviglie. Cercano casa e sono la cosa più dolce del mondo. Se vi interessa, scrivetemi a simona_aguzzi@yahoo.com o chiamatemi 3334774431
martedì 1 maggio 2012
La vita, strano a dirsi...
Certo, è una sola. Non saprei trovare citazione più appropriata che la fine di questa linea dei CCCP per definire questo primo maggio.
Lo sbriciolarsi di questa giornata, delle altre, biscotti vecchi dimenticati nella foga del tempo. Automatismi refrattari a modifiche, seppur parziali. Giorni liberi attesi per dormire, niente pic-nic, preoccupata dai disturbi ossessivo-compulsivi del gatto. Osservo topini di pelouche e tiragraffi e mi chiedo dove abbia sbagliato, cosa avrei potuto fare e ho, ancora, semplicemente scordato, rimandato. Forse, probabilmente, nulla. E ancora, probabilmente, passerà. Si scorderà di rincorrersi la coda che si muove, e si inventerà qualche altra piccola grande mania, come qualunque essere senziente che vuole salvarsi dall'inedia. Speriamo.
Ho pianto, davanti ai beagle sottratti all'orrore di greenhill. Per il coraggio e la forza di chi lo ha fatto, per non essere stata lì con loro, coraggio mancato, tempo inesistente, specchio in cui voler riconoscersi, comunque. Per non dimenticare mai chi siamo e cosa importa.
E con una citazione ho iniziato, con alcune termino. Vorrei anch'io essere migliore.
Il vegetarianesimo non è una scelta.
La scelta termina dove inizia la vita di un altro.
Uccidere un essere vivente non è una scelta, è un assassinio.
Lo sbriciolarsi di questa giornata, delle altre, biscotti vecchi dimenticati nella foga del tempo. Automatismi refrattari a modifiche, seppur parziali. Giorni liberi attesi per dormire, niente pic-nic, preoccupata dai disturbi ossessivo-compulsivi del gatto. Osservo topini di pelouche e tiragraffi e mi chiedo dove abbia sbagliato, cosa avrei potuto fare e ho, ancora, semplicemente scordato, rimandato. Forse, probabilmente, nulla. E ancora, probabilmente, passerà. Si scorderà di rincorrersi la coda che si muove, e si inventerà qualche altra piccola grande mania, come qualunque essere senziente che vuole salvarsi dall'inedia. Speriamo. E con una citazione ho iniziato, con alcune termino. Vorrei anch'io essere migliore.
Il vegetarianesimo non è una scelta.
La scelta termina dove inizia la vita di un altro.
Uccidere un essere vivente non è una scelta, è un assassinio.
Noi dovremmo essere capaci di rifiutarci di vivere se il prezzo del nostro vivere fosse la tortura di esseri senzienti.
- Mahatma Gandhi
- Mahatma Gandhi
Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni.
- Albert Einstein
- Albert Einstein
domenica 26 febbraio 2012
Encore Angkor
Mi accorgo dei mesi che passano dalle date dei post. Non che non ci fosse niente da dire, anzi. Ma sono pigra, lo sono sempre stata. Tu che ti svegli alle 5, direte...eh sì, io, che mi sveglio alle 5 e nelle domeniche di sole, come questa, mi rinchiudo in casa con le tapparella a mezz'asta, scappo da tutto e da tutti in cerca di isolato refrigerio mentale.
Mi mette di buon umore il mio gatto pazzo, oggi, che non ha smesso di ronfare da stamattina, contento forse per il bel tempo dopo il gelo intenso degli ultimi tempi. Anche i miei tubi si sono gelati, e passare giorni interi senz'acqua a lavarsi con la Guizza gasata non è bello, anche se un po' fa ridere...sì, fa ridere ora che è passata, come tutti i piccoli tragicomici drammi della vita.
Rivedo i giorni indietro in una sorta di serie di istantanee, alcune più nitide, altre sfocate: volti strazianti incrociati per caso tra i binari, bellissimi lastroni di laminato chiaro (mai nemmeno lontanamente immaginato che un pavimento potesse rendere felici), studenti assonnati del lunedì, pigiama in ciniglia con micia dormiente, Angkor a dicembre, le vacanze di Natale ormai finite in Cambogia, altra meta irrinunciabile della mia personalissima check-list.
Eh già, Angor Wat, proprio lei, la città degli Dei e delle Apsara, i templi dagli immensi volti di pietra che nell' immaginario mio e di Cri si scompongono, di notte, quando i giganti si alzano e sgranchiscono le gambe, stanchi di stare in posa da secoli per i turisti. Bayon: da lontano un cumulo di sassi, ma da dentro una folla di volti identici, immensi, gelidi, enigmatici; Ta Prohm, radici ed alberi si intersecano come in una foresta incantata; oltre ai templi, però, la povertà estrema di chi vive con niente, a cui non si può abituarsi.
E poi un trekking nella giungla che mi ha fatto capire che posso fare cose che non immaginavo, e viaggi in bus tra storpi e monaci scalzi con la ciotola delle offerte, a ricordarmi il Buddhismo dell'università, che altrove si sono scordati...non riesco nemmeno a immaginare un senso alla mia vita senza l'idea del viaggio, l'adrenalina dello zaino in spalla, la magia dei luoghi. Demone indubbiamente, che si radica in testa e non se ne andrà mai, alla ricerca di un Nessun Luogo perfetto che sappiamo già non esistere se non nella strada stessa che porta Ovunque.
E intanto ecco i primi assaggi di primavera, i cortili aperti che riprendono vita, il mio tedesco che lentamente affiora nelle prime frasi sensate, i nostri nuovi progetti gelosamente custoditi in una piccola scatola di 38 metri.
lunedì 5 dicembre 2011
Subordinate e isobare
Lunedì sera. Il blog. Lo apro e ritrovo un'estate passata senza post, un autunno di nebbia, i primi freddi, tutto rigorosamente senza parole.
Minorca e la sua pioggia d'agosto a rovinar le vacanze. I gatti che crescono e si rompono zampe a cader dal balcone, condenso, esprimo, seccamente solo subordinate e nessuna principale, così è la vita in fondo...corso di tedesco a riempire il sabato, progetti a distanza rimandati per il poco tempo, la Cambogia di dicembre che aspetta me e Cri tra milllantati scioperi, la magia di Angkor che si avvicina, una lampada di Kitty coi suoi colori magici a far da contorno a un compleanno Marreel nel bianco, un libro intenso di Uwe Timm su come possa essere platonica e piena di coraggio una donna d'altri albori, un'isobara...
Nuovi impegni al lavoro, nuove pagine da scrivere ma solo in testa, le mani sulla tastiera solo in Skype, la sera. Il sonno che cuoce, la terapia di una sbronza di Vale N., il Ponte della Becca ancora chiuso a noi quattro stronzi.
Minorca e la sua pioggia d'agosto a rovinar le vacanze. I gatti che crescono e si rompono zampe a cader dal balcone, condenso, esprimo, seccamente solo subordinate e nessuna principale, così è la vita in fondo...corso di tedesco a riempire il sabato, progetti a distanza rimandati per il poco tempo, la Cambogia di dicembre che aspetta me e Cri tra milllantati scioperi, la magia di Angkor che si avvicina, una lampada di Kitty coi suoi colori magici a far da contorno a un compleanno Marreel nel bianco, un libro intenso di Uwe Timm su come possa essere platonica e piena di coraggio una donna d'altri albori, un'isobara...
Nuovi impegni al lavoro, nuove pagine da scrivere ma solo in testa, le mani sulla tastiera solo in Skype, la sera. Il sonno che cuoce, la terapia di una sbronza di Vale N., il Ponte della Becca ancora chiuso a noi quattro stronzi.
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